RAFFAELE DI VAIA

La fuga non è la risposta 

 

L’esposizione La fuga non è la risposta si ripropone, attraverso le opere di Raffaele Di Vaia, di creare un sistema di memoria che riporti ai sentimenti che si mettono in moto allo scatenamento della vergogna. 

Riconsiderare l’emozione della vergogna significa avere un nuovo sguardo sulla propria individualità sondandone limiti e prospettive rispetto alla propria posizione nella società. Il nostro punto di partenza vuole essere il sentimento della fuga che si lega in modo duplice a questa emozione. Una volta smascherati infatti per le nostre particolarità, non possiamo far altro di riconoscerci in noi stessi. Facendo nostre le parole di Lévinas è possibile affermare che «ciò che appare nella vergogna è precisamente il fatto di essere incatenati a sé, l’impossibilità radicale di fuggire da se stessi». Allo stesso modo, come nel video La caccia, tentiamo di sfuggire da qualcosa che rimane sempre con noi: cacciatore e preda non sono mai distinguibili, come il nostro desiderio di essere diversi, ma anche conformati alle convenzioni sociali e morali e il nostro reale essere.  

Come in una foto ingiallita, in un riflesso sfocato è impossibile non vedere il proprio riflesso nei Disegni, una serie di frottages di specchi. Gli specchi sottoposti alla gestualità ripetuta ed intensa dell’artista subiscono come una lenta erosione, distruggendosi nel momento stesso in cui vengono trasferiti sul cartoncino. La risultanza è la traduzione di un oggetto attraverso un intervento dell’artista dalle sfumature performative, che dona alla carta una nuova forza espressiva: la caratteristica riflessione che contraddistingue lo specchio viene trasmessa anche alla sua copia, rendendola autonoma.  

Grazie a queste opere ci si trova davanti alla propria immagine sfocata, ma frutto di un intimo incontro tra un oggetto dalle mutevoli sfaccettature e la propria presenza. In questo momento di riconoscimento si ha la certezza di non potersi liberare dalla categoria dell’essere che ci costringe allo stesso modo ad affacciarci alla società e lasciare che la nostra immagine venga mistificata, gradita o giudicata. Allo specchio si ha infatti l’esperienza di un io che guarda e di un me guardato che risulta diverso dal me atteso: in questo istante di fragilità riflettiamo sul nostro essere in maniera inattesa. 

Lo scaturire della vergogna mette in atto un sistema di riconoscimento che ci fa riappropriare della nostra unicità come individui anche all’interno di un sistema sociale codificato e rende palese l’impossibilità di fuggire da noi stessi.

 

Chiara Galbusera e Serena Trinchero 

 

9-10-11 dicembre 2011 

Private Flat#7 – SHAMELESS / Senza vergogna

 

PF#7.5 - La fuga non è la risposta 

Borgo Allegri 46 

ven 9 ore 16-20 (opening) 

sab 10 / dom 11 ore 10-20