RAFFAELE DI VAIA

Disegni (serie)

2011

Disegno, grafite su carta Canson

[…] Ma lo specchio si offre come una più profonda occasione di guardare dentro a noi stessi, poiché riflettere la propria immagine si traduce in una riscoperta del proprio esserci, della propria esistenza. Come in una foto ingiallita, in un riflesso sfocato è impossibile infatti non vedere la propria immagine nei Disegni, una serie di frottages di specchi dalle diverse fogge.

Gli specchi sottoposti alla gestualità ripetuta ed intensa dell’artista subiscono come una lenta erosione, distruggendosi nel momento stesso in cui vengono trasferiti sul cartoncino. La risultanza è la traduzione di un oggetto attraverso un intervento dell’artista dalle sfumature performative, che dona alla carta una nuova forza espressiva: la caratteristica riflessione che contraddistingue lo specchio viene trasmessa anche alla sua copia, rendendola autonoma.

Grazie a queste opere ci si trova davanti alla propria immagine sfocata, ma frutto di un intimo incontro tra un oggetto dalle mutevoli sfaccettature e la propria presenza. In questo momento di riconoscimento si ha la certezza di non potersi liberare dalla categoria dell’essere che ci costringe allo stesso modo ad affacciarci alla società e lasciare che la nostra immagine venga mistificata, gradita o giudicata. Allo specchio si ha infatti l’esperienza di un io che guarda e di un me guardato che risulta diverso dal me atteso: in questo istante di fragilità riflettiamo sul nostro essere in maniera inattesa. […]

Serena Trinchero 

(dal testo critico della mostra Effimera presenza, La Bottega instabile, Bologna, gennaio 2013)